I dati relativi alle prescrizioni sono indubbiamente preziosi. Servono ai servizi sanitari, dove esistono, e alle compagni di assicurazione. E servono, ovviamente, all’industria. Negli Stati Uniti, l’accesso a questi dati ha praticamente scalzato le indagini demoscopiche. Tuttavia, la pratica di cedere questi dati alle industrie, o a società che forniscono servizi alle industrie, sta suscitando notevoli perplessità, sulla scorta di quanto successo tempo addietro anche in Francia. Da parte dei medici statunitensi, come testimoniato dalla perese di posizione dell’American Medical Association, si vive questa particolare diffusione dei dati come la premessa per ulteriori pressioni da parte della forza vendite delle diverse case. Siccome non vi sono state al riguardo iniziative spontanee da parte degli operatori del settore, nel New Hampshire è stata varata un legge statale che prerscrive quali usi di questi dati siano leciti e quali no. In ultima analisi, tutte le operazioni connesse all’erogazione dell’assistenza farmaceutica, anche quando si tratti del rispetto dei prontuari terapeutici e delle politiche di compartecipazione alla spesa, da parte di assicurazioni e Health Maintenance Organisation è lecito. Al contrario, qualsiasi uso a scopo commerciale è proibito, laddove per scopo commerciale si intendono il marketing, la promozione, la pubblicità e qualsiasi altra azione volta a modificare il volume di vendita o la quota di mercato di un farmaco.
Da parte sua, l’American Medical Association ha deciso di varare il Prescribing Data Restriction Program (PDRP), che entrerà in vigore il 1° luglio 2006. In questa nuova regolamentazione, il medico avrà il diritto di porre delle limitazioni all’accesso ai dati relativi alle sue prescrizioni. In pratica, i dati prescrittivi relativi ai medici che si iscrivono al Programma non potranno essere visionati né dagli informatori scientifici (sales reps) né dai direttori vendite. I dati così ristretti riguardano il volume complessivo delle prescrizioni, il loro valore monetario e anche il loro variare nel tempo. E’ inoltre proibita qualsiasi interpolazione dei dati che consenta di valutare il comportamento prescrittivo di un medico verso un singolo prodotto. Possono invece essere utilizzati i dati relativi alla segmentazione di mercato delle diverse classi terapeutiche. In definitiva: tutto quanto possa associare un singolo medico a un singolo prodotto è sottratto alla conoscenza della forza vendite delle aziende. Ovviamente l’adesione al programma è volontaria, e nel tempo può essere ritirata. Quanto al sistema di controllo, l’AMA si impegna ad agire sulla base delle segnalazioni dei medici aderenti, investigando su eventuali violazioni. L’azienda che venisse colta a trattare i dati sensibili sarebbe esclusa dall’accesso al data-base dell’AMA stessa e, se recidiva, anche dall’accesso ai dati dell’HIO (Health Insurance Organisation). Queste restrizioni, però, non si estendono ai vertici aziendali del marketing, che potranno accedere ai dati per elaborare, evidentemente, le strategie generali.
Quella che forse è la più importante delle società di elaborazione dei dati rivolta al marketing farmaceutico, IMS Health, ha commentato positivamente l’iniziativa dell’AMA, sostenendo che l’adesione a programmi di autoregolamentazione è più o meno l’unico mezzo per evitare che l’esempio del New Hampshire abbia un gran numero di imitatori.
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